Il Bilancio Sociale

Lettera del Presidente

Rileggere gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della Cooperativa nel 2019 non può che essere fatto alla luce (o nella penombra) dei primi mesi del 2020, nei quali la pandemia da Covid-19 ha modificato radicalmente i nostri territori, le nostre abitudini, ma anche i bisogni sociali e sanitari delle persone e il modo di affrontarli.
L’emergenza sanitaria ci ha insegnato che ognuno ha le sue fragilità, e che queste possono manifestarsi anche all’improvviso, indipendentemente dalla nostra volontà, sia nella nostra salute fisica sia in quella psichica.
Ci ha fatto riscoprire, anche forzatamente, il valore della solidarietà e il legame sociale che nasce proprio nell’isolamento, perché in queste situazioni estreme chi vive in prima persona la povertà, in qualsiasi forma si presenti (materiale, relazionale, sociale, sanitaria) vede peggiorare sensibilmente le proprie condizioni.
Molte persone stanno riflettendo sul fatto che una delle origini di situazioni estreme come questa è uno stile di vita al di sopra delle risorse fisiche del pianeta e psichiche delle persone. Forse potremo riscoprire che essenzialità non è solo una parola astratta, ma può essere applicata al nostro modo di vivere, alle relazioni che abbiamo, al rapporto con il territorio, anche ai servizi rivolti alle persone che sono più fragili.
Per questo occorre che continuiamo a vivere i luoghi dove sono presenti i nostri servizi come casa nostra, nel massimo rispetto degli altri che vi abitano e delle loro idee, ma senza essere estranei, di passaggio, come se non c’entrassimo nulla.
C’entriamo, invece, e profondamente: le persone che sono nei nostri servizi per minori, per la salute mentale, per adolescenti con disturbi psichici e tanti altri sono persone che vivono in quel territorio, e che presto o tardi torneranno a casa loro, o, se non l’hanno, dovranno iniziare ad averla e vivere pienamente i diritti che spettano loro.
E’ quindi fondamentale che le nostre attività e i nostri servizi vivano pienamente il territorio nel quale sono inseriti, e che le comunità locali, i loro gruppi e i loro cittadini possano comunicare con noi, capire cosa facciamo, condividere quelle parti di attività che possono vedere una compartecipazione con persone che vi si accostino senza pregiudizi.
Questo è abitare i luoghi: luoghi della normalità e della fragilità insieme; luoghi che vengono completati, nella loro umanità, dalla presenza di persone in difficoltà che vogliono tornare a far parte a pieno titolo della comunità locale; luoghi che facciano scoprire la bellezza e la preziosità di ogni vita, della cura, del farsi prossimo.
Vivere pienamente i luoghi significa anche svelarne le relazioni e il loro significato profondo, perché siano educativi per tutti, e diventino dimore nelle quali sia di casa la speranza nel futuro. Cominciando dal conoscerli, noi per primi…

Raffaele Casamenti